gioia cristiana

Tutto quanto vorremmo che gli altri facciano a noi, facciamolo noi a loro

don Cesare
don Cesare

Stiamo vivendo un cambio d’epoca, ci ricorda Papa Francesco.
E questo tempo richiede a tutti, indistintamente, di rimettere in scala i valori grandi della vita, se vogliamo risolvere un po’ dei nostri problemi personali, famigliari, ambientali e sociali. Il tempo della pandemia, inoltre, ha evidenziato come le relazioni, la fraternità e la solidarietà sono elementi fondamentali per affrontare ogni situazione.
Siamo rimasti disorientati davanti alla forza di un virus che ha messo a nudo la nostra fragilità, e ci ha precipitati nell’incertezza, nell’ansia, nella paura della morte…

La perdita di persone care, che non abbiamo potuto accompagnare, salutare, funerare come avremmo voluto, in alcuni casi, ha ulteriormente aggravato la sofferenza di questo momento doloroso. Il tempo dell’isolamento o della chiusura in casa se, da un parte, ci ha fatto riscoprire la gioia dello stare insieme in famiglia, dall’altra può aver favorito alcune tensioni, non sempre ricomposte con facilità o, addirittura, incrinate ulteriormente.

Ci è pesata la distanza fisica ma, anche grazie alla tecnologia, al volersi bene e al senso di comunità, abbiamo sopperito abbastanza bene. Resta la consapevolezza di fatiche, paure e sofferenze per molti di cui non siamo a conoscenza. A questi vogliamo comunque esprimere la nostra fraterna vicinanza e sincera condivisione.

messe covid

Ci ha impensierito il fatto che i ragazzi e i giovani non abbiano potuto seguire lezioni regolari a scuola e che i genitori abbiano dovuto, con fatica, prendersi cura dei figli rimasti a casa tutto il giorno. Inoltre, ci preoccupa il problema del lavoro che è venuto a mancare o che si teme venga a mancare, con l’angoscia di non arrivare a fine mese. Abbiamo chiesto allo Stato di intervenire su vari fronti per affrontare la crisi che si è ingenerata. Giusto e doveroso. E’ reale la preoccupazione, ma ci dobbiamo occupare a far sì che impariamo a vivere secondo il principio della responsabilità, a partire da chi ci governa fino all’ultimo cittadino. Una buona amministrazione e il contributo di tutti può dare verità a ciò che ci siamo augurati fino ad oggi:

“Andrà tutto bene”. Aggiungo: “Insieme”

Ci può aiutare anche quanto diceva John Fitzgerald Kennedy, presidente americano all’inizio degli anni sessanta: “Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”.

john Kennedy

Papa Francesco ha detto a Pentecoste: “Come fare? Pensiamo a quello che ora vorremmo avere: conforto, incoraggiamento, qualcuno che si prenda cura di noi, qualcuno che preghi per noi, che pianga con noi, che ci aiuti ad affrontare i nostri problemi. Ecco, tutto quanto vorremmo che gli altri facciano a noi, facciamolo noi a loro (cfr Mt 7,12)”.

Noi cristiani, poi, abbiamo sperimentato, come privazione di qualcosa di vitale, la mancanza della celebrazione eucaristica domenicale e feriale. Nel contempo, pur restando nel cuore la nostalgia della celebrazione con la comunità, abbiamo riscoperto il nostro essere Chiesa in famiglia: abbiamo ascoltato, meditato e pregato in  forma nuova; abbiamo condiviso la fede, sperimentandola come sorgente di unità, di amore e di gioia.
Il nostro vescovo Pierantonio ci ha chiesto una rilettura spirituale dell’esperienza di questi ultimi mesi, e anche di condividerla attraverso una narrazione sapienziale all’interno della nostra Chiesa. “Da questa memoria, scrive, deriverà un discernimento pastorale, che orienterà il nostro cammino futuro”.
Per aiutarci ci pone delle domande che, dopo un’attenta rivisitazione interiore, potremo condividere:

Guardando indietro:
1. Che cosa in questi mesi mi ha particolarmente addolorato?
2. Che cosa mi ha dato speranza?
3. Cosa ho compreso meglio circa l’uomo, la società, la chiesa?

E guardando avanti:
1. In che cosa dovremo cambiare?
2. Che cosa dovremo ripensare?
3. Da quali tentazioni dovremo guardarci e che cosa dovremo correggere?
4. Su che cosa dovremo puntare?
5. Quali scelte di fondo dovremo avere il coraggio di compiere?

mettersi in ascolto

Mettiamoci davvero in ascolto di ciò che lo Spirito ci dice e ci prospetta per un futuro a cui guardare con serenità e speranza, nella certezza che Lui ci darà amore per la vita, libertà evangelica, intelligenza e cuore, sapienza e buona volontà, fantasia e senso di fraternità, senso di responsabilità e spirito di collaborazione per un nuovo cammino.
In questi giorni, tutti abbiamo ascoltato, letto e condiviso tante riflessioni sul tempo che stiamo attraversando. Vi propongo di leggere anche quanto ha scritto il vescovo di Pinerolo, mons. Derio (lo riportiamo qui di seguito quasi per intero) che, ammalatosi di Covid-19, ha visto la morte in faccia; dopo diversi giorni di ospedale, è stato dimesso ed è in via di guarigione. Quanto leggete non è una provocazione, ma è una indicazione di prospettiva che, come Chiesa che guarda al futuro, non possiamo eludere. Accogliamo questo perentorio invito, che è in linea con quanto abbiamo indicato per il nostro cammino pastorale con la famiglia e per la famiglia “Tracce di Cammino”.

Allora diverremo un Vangelo buono per questo tempo, saremo una Chiesa coerente e credibile capace di “contagiare di vita il mondo”.

don Cesare

 

Sogno comunità aperte, umili e cariche di speranza.

Derio Olivero
Derio Olivero – Vescovo di Pinerolo

Carissime amiche, carissimi amici,
Vorrei che l’epidemia finisse domani mattina e la crisi economica domani sera. Ma non sarà così. In ogni caso questo periodo di pandemia e di crisi non è una semplice parentesi. Molti pensano: “Questa parentesi si è aperta ad inizio marzo, si chiuderà e torneremo alla società e alla Chiesa di prima”. No. È una bestemmia, un’ingenuità, una follia. Questo tempo parla, ci parla. Questo tempo urla. Ci suggerisce di cambiare. La società che ci sta alle spalle non era la “migliore delle società possibili”. Vi ricordate quanti “brontolamenti” facevamo fino a febbraio? Bene, questo è il tempo per sognare qualcosa di nuovo.
Quella era una società fondata sull’individuo. Tutti eravamo ormai persuasi di essere “pensabili a prescindere dalle nostre relazioni”. Tutti eravamo convinti che le relazioni fossero un optional che abbellisce la vita. Una ciliegina sulla torta, un dolcetto a fine pasto. In questo isolamento ci siamo resi conto che le relazioni ci mancano come l’aria. Perché le relazioni sono vitali, non secondarie. Noi siamo le relazioni che costruiamo. Ciò significa riscoprire la “comunità”.
Gli altri, la società, sono una fortuna e noi ne siamo parte viva. Il mio paesino, il mio quartiere, la mia città sono la mia comunità: sono importanti come l’aria che respiro e devo sentirmi partecipe.
L’abbiamo scoperto, ora proviamo a viverlo. Non è una parentesi, ma una nascita. La nascita di una società diversa. Non sprechiamo quest’occasione! Una società che riscopre la comunità degli umani, l’essenzialità, il dono, la fiducia reciproca, il rispetto della terra…

In secondo luogo mi rivolgo ai credenti. Non basta tornare a celebrare per pensare di aver risolto tutto. “Non è una parentesi”. Non dobbiamo tornare alla Chiesa di prima. O iniziamo a cambiare la Chiesa in questi mesi o resterà invariata per i prossimi 20 anni. Per favore ascoltiamo con attenzione ciò che ci sussurra questo tempo e ciò che meravigliosamente ci dice Papa Francesco. Vi ricordate cosa dicevamo fino a fine febbraio? In ogni incontro ci lamentavamo che la gente non viene più a Messa, i bambini del catechismo non vengono più a Messa, i giovani non vengono più a Messa. Vi ricordate? Ed ora pensiamo di risolvere tutto celebrando nuovamente la Messa con il popolo? Io credo all’importanza della Messa.

Qui si respira un clima di comunità

gioia cristiana

Quando celebro mi “immergo”, ci metto il cuore, rinasco, mi rigenero. So che è “culmine e fonte” della vita del credente. E sogno dall’8 di marzo di poter avere la forza per tornare a presiedere un’Eucarestia. Ma in modo netto e chiaro vi dico che non voglio più una Chiesa che si limiti a dire cosa dovete fare, cosa dovete credere e cosa dovete celebrare, dimenticando la cura delle relazioni all’interno e all’esterno. Abbiamo bisogno di riscoprire la bellezza delle relazioni all’interno, tra catechisti, animatori, collaboratori e praticanti. Abbiamo bisogno di creare in parrocchia un luogo dove sia bello trovarsi, dove si possa dire: “Qui si respira un clima di comunità, che bello trovarci!”. E all’esterno, con quelli che non frequentano o compaiono qualche volta per “far dire una messa”, far celebrare un battesimo o un funerale. Sogno cristiani che amano i non praticanti, gli agnostici, gli atei, i credenti di altre confessioni e di altre religioni. Questo è il vero cristiano. Sogno cristiani che non si ritengono tali perché vanno a Messa tutte le domeniche (cosa ottima), ma cristiani che sanno nutrire la propria spiritualità con momenti di riflessione sulla Parola, con attimi di silenzio, momenti di stupore di fronte alla bellezza delle montagne o di un fiore, momenti di preghiera in famiglia, un caffè offerto con gentilezza. Non, cristiani “devoti” (in modo individualistico, intimistico, astratto, ideologico), ma credenti che credono in Dio per nutrire la propria vita e per riuscire a credere alla vita nella buona e nella cattiva sorte.
Non comunità chiuse, ripiegate su sé stesse e sulla propria organizzazione, ma comunità aperte, umili, cariche di speranza; comunità che contagiano con propria passione e fiducia. Non una Chiesa che va in chiesa, ma una Chiesa che va a tutti.
Carica di entusiasmo, passione, speranza, affetto. Credenti così riprenderanno voglia di andare in chiesa. Di andare a Messa, per nutrirsi. Altrimenti si continuerà a sprecare il cibo nutriente dell’Eucarestia. Guai a chi spreca il pane quotidiano (lo dicevano già i nostri nonni). Guai a chi spreca il “cibo” dell’Eucarestia. Solo con questa fame potremo riscoprire la fortuna della Messa. E solo in questo modo riscopriremo la voglia di diventare un regalo per gli altri, per l’intera società degli umani. Buon cammino a tutti. Insieme. Vi porto in cuore.
Con affetto e stima.

19 maggio 2020
+ Derio, Vescovo


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